Di tutto un po' per imparare sempre di più

Eccomi

Utente: Gianluisa
Nome: Gianluisa Donati
fantasia, critica ma che accetta critiche, rispettosa, pietosa, riservata, affettuosa, forte senso della giustizia e della lealtà che se tradite portano ad impennate molto dure e aggressive.

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venerdì, 13 novembre 2009
Pesca notturna

PESCATORE

Un pescatore con il volto simile ad uno scoglio corroso, le mani come granchi, estrae dall’acqua la sua rete dove si dibattono –scintillanti- prede grandi e piccole, ma non numerose. Quando inizia a smagliarle, una per una, l’aria si riempie di un pulviscolo di acqua, luccicante nel sole del primo mattino.

Ha gambe grosse percorse da vene gonfie che paiono radici bluastre e indossa brevi pantaloni stinti, arrotolati più volte, intrisi di argentea salsedine. Piegato su stesso, storce lievemente la bocca e aggrotta la fronte, intento al suo lavoro. Quando gira la testa verso il mare, mostra un profilo da moneta greca. Ed è la luce di quegli occhi che brillano, e non la lampara che accende la notte, ad attirare i pesci.

pescatore mani

Postato da: Gianluisa a 11:48 | link | commenti (3)

martedì, 10 novembre 2009
Il volo (racconto)

Chagall sirena

Hanno girovagato in macchina tra lidi in disarmo nel vento del litorale, parcheggiando infine lungo un tratto di spiaggia libera.
Si sono tolti le scarpe, arrotolati i pantaloni. Si sono messi a camminare sulla battigia. Il mare bianco di novembre gli accarezzale caviglie. La foschia del tardo pomeriggio aleggia sulle onde a perdita d’occhio, fino a raggiungere il mare aperto.
Spruzzi schiumosi sotto un cielo di cotone felpato. Lei dice: “dev’essere bello infrangere le regole della gravità, staccare i piedi dal suolo e fluttuare sulle acque, perduti alla terra”. “Proviamo a pensarlo intensamente” dice lui, corrugando la fronte e strizzando gli occhi . Lei fa lo stesso, concentrandosi sul comune desiderio. Si prendono per mano, un colpo di tallone e spiccano il volo, trainati da uno stormo di gabbiani di passaggio.
Sulla battigia non resta alcuna orma mentre le onde continuano il loro ipnotico movimento, accompagnato dalle strida dello stormo che si perde all'orizzonte.

chagall_danseuse

Postato da: Gianluisa a 16:26 | link | commenti (4)

sabato, 07 novembre 2009
Un breve stare

paes pioggia bello

La porta-finestra si apre su di un sipario di pioggia. Al di là della ringhiera che gocciola intravedo il paesaggio fra i tremolanti riflessi del primo mattino. Grano, frumento, avena ormai tagliati e raccolti, delimitano tre aree di colore diverso lucidate dall’acquazzone persistente.
A piedi nudi attraverso la stanza dal pavimento grigio chiaro e gelido.
La gatta si lecca una zampa con grande cura, se ne sta sdraiata e allungata in un angolo della libreria. Può rimanere nella posizione della sfinge per molte ore e quindi voltare la testa , sollevarsi, stiracchiarsi, guardarmi in tralice con aria complice, voltarmi la schiena e avviarsi, senza fretta alcuna, verso le sue ciotole, sicura che la seguirò per darle ciò che chiede, senza bisogno di alcun altro cenno se non l’ondulazione sfacciata e sensuale del dorso. Se tarderò un attimo perché distratta da un colore, da una luce o da un pensiero improvviso, si leccherà nuovamente la zampa, seduta in attesa davanti al tappetino dove sono deposte le sue ciotole ancora vuote.
Come la sfinge, ha tutto il tempo del mondo nel deserto del suo breve stare, che dilata a piacere.
micio

Postato da: Gianluisa a 07:16 | link | commenti (4)

mercoledì, 04 novembre 2009
Cosa aspettarsi? (una riflessione)

strati azzurri stupendo

Le città mi appaiono sempre più come il luogo di appuntamenti dei sogni delusi, delle ambizioni defunte, delle ingiustizie consolidate nel tempo. Depositi dove si incontrano gli sfortunati di tutte le epoche dopo che la loro vita è stata spezzata da guerre, soprusi, torture, vendette. Città irreali popolate da fantasmi che si muovono svagati e senza più speranze. Alcuni disposti a tutto pur di sopravvivere.
Ad ogni sussulto della storia, una nuova ondata di immigrati irrompe nel nostro paese. Le diverse etnie si susseguono, proprio come negli strati di sedimenti sovrapposti si legge l’età della terra, così guardando questi esseri: giovani, maturi, vecchi che hanno tutti in comune la colpa di avere un giorno desiderato una vita migliore, si vede il degrado, il disinteresse, l’egoismo del mondo d’oggi frammisto al vero e proprio razzismo: una forma di difesa/attacco verso il diverso e il lassismo, o peggio l’accidia, per non dover far la fatica di conoscerli meglio: tanto ci pensano i media ad informarci (sic)! Una disponibilità alla comprensione, alla condivisione pare impossibile. Si è portati al primo sgarro di una certa etnia a fare di tutta un’erba un fascio. Non si prendono in considerazione le culture diverse, i luoghi di provenienza, i ‘disagi’ di varia natura che hanno incontrato per arrivare sin qui.
Certo, anche noi non siamo messi bene, e quindi spesso impossibilitati ad aiutarli economicamente, dargli un lavoro, una casa, una dignità, dato che anche molti di noi hanno le stesse necessità. E proprio qui sta una delle molte ragioni per cui ci si lamenta di un governo che non funziona, che non fa il suo lavoro, che solo estemporaneamente, cerca di dimostrare quanto si stia impegnando per far star meglio tutti, lanciando fuochi d’artificio che però non incantano più nessuno e lasciano il tempo che trovano.
Quando cadde l’impero romano –ormai marcio, corrotto, non molto dissimile nel comportamento ai vertici di quanto avviene oggi - arrivarono i barbari. Ora non ci resta che sperare nell’invasione degli extraterrestri…
stratigrafia

 

Nelle immagini (dal web) stratigrafie.

Postato da: Gianluisa a 16:10 | link | commenti (4)

sabato, 31 ottobre 2009
E' la vita a sognarmi... (diario)

statua-nel-giardino-degli-agrumi-villa-pisani-di-stra

 
 
Una bianca statua. La copia di una ninfa si erge silenziosa, sul suo piedestallo, nel giardino invaso dall’autunno. Ragnatele di seta l’avvolgono, scintillano, tremano nell’aria. Sono corde di violino tese dalla testa alla spalla dove reclina il capo. I pioppi, gialli di foglie, stormiscono e parlano sommessamente agli uccelli che li abitano. Ali frenetiche si agitano nei nidi sui rami più alti, già quasi spogli.
Mi distrae una vespa posata sui seni candidi della ninfa. Si muove lentamente –forse già insonnolita dai primi freddi- e arriva all’angolo della bocca dove il leggero sorriso non appare più così stereotipato, abbellito da quel neo dorato.
Tutto respira. L’universo respira. In lontananza il ronzio di un taglia-erba ancora all’opera. Alzo gli occhi e osservo un pipistrello accartocciato sotto la grondaia. Fra poco si aprirà la sua caccia agli ultimi insetti, prima del letargo.
E’ un momento magico e colorato con le tinte tenui dal sole al tramonto, appena rosato fra le prime nebbie che a quell’ora ritornano, muovendosi adagio, strisciando con grazia felina. Una sensazione onirica mi pervade ma so che non è un sogno, perché è la vita a sognarmi.
tocco azzurro su foglie

Postato da: Gianluisa a 11:48 | link | commenti (3)

venerdì, 30 ottobre 2009
I 'ritiri' di Maria (racconto)

sovrapposizioniMaria era in ritiro in un suo spazio. Di tanto in tanto in vita sua entrava in questi ritiri solo suoi. Erano periodi di lunghezza indefinita, in cui ripensava alla sua esistenza, a sé stessa, alla famiglia, valutava e rivalutava, ponderava e rifletteva, finché l’immediato futuro le appariva chiaro, emergendo dal passato. Tale chiarezza la raggiungeva soltanto quando riusciva a dare al presente la forma del passato.
 
 
Nel periodo dei ‘ritiri’, Maria sognava molto. Sogni che nulla avevano a che fare con la sua vita attuale. Erano come filmati che riguardavano persone sconosciute, a volte di altri paesi oltreoceano. Qualcuno di loro si presentava – anche - ma lei era impossibilitata a fare confronti con una qualunque realtà non avendolo mai visto in vita sua. Altri le davano messaggi, da ‘trasportare’. Qualcuno diceva a chi. Ma lei non lo faceva mai. Film, nient’altro che film e spesso vedeva sciagure per mare: persone annegate galleggiare, mosse dolcemente dalle onde fra i rottami del mezzo che li trasportava.

Quando Maria si svegliava, ripensava a questi sogni ma senza angoscia. Era ben chiaro che non la riguardavano in prima persona e, se all’inizio aveva provato curiosità e anche dolore, emozioni e impotenza, ora non le accadeva più. Sapeva che, ogni tanto, capitava e basta. Accettava la ‘cosa’. Non doveva porsi domande. Non doveva raccontarlo a nessuno. Maria doveva proteggersi dalla curiosità morbosa che avrebbe suscitato.

uomo al buio boscoFoto dal web

Postato da: Gianluisa a 07:46 | link | commenti (3)

domenica, 25 ottobre 2009
Paese lacustre

Palazzo del Comune - Orta

Un sole giallo filtrava in un cielo di latte. Un vento lieve sfiorava il suolo e sollevava pennacchi di foglie. Alcune ruotavano nello spazio restandovi sospese. Il fiato si condensava in vapore nel freddo del primo mattino
Il battello lasciò il molo e si allontanò in direzione della piccola isola ancora addormentata, su piccole onde corte e orlate di schiuma. Dritto a poppa il comandante coi capelli scompigliati dal vento su di un viso bruno, fitto di pieghe, sorrise in ogni ruga e agitò la mano in un saluto a chi sa chi. Sul piccolo molo nessuna delle persone -tre o quattro soltanto- infatti, gli rispose.
MOLO oRTA sAN gIULIO
Ora il cielo verso oriente si stava coprendo. Una foschia temporalesca decapitava le montagne. Grevi spugne di vapore violaceo pendevano sul lago.
Approfittando di un momento di silenzio, i gelsi potati che ornavano la piazza di questo sperduto paesino lacustre, si avvicinarono all’antico palazzo del comune affrescato nelle tonalità ocra e sanguina. Abbandonarono le radici con scricchioli di rami, cascate di rugiada, grida di uccelli.
Piume d’ombra e di luce avanzarono allora da ogni angolo, sospingendomi verso una nuova direzione da accettare, senza pormi troppe domande.
BATTELLO

Postato da: Gianluisa a 08:27 | link | commenti (6)

martedì, 20 ottobre 2009
Nella "jungla" di Corbetta (diario)

cacciatorewv9

Gracili betulle dal fogliame d’oro circondavano uno spazio d’erba appassita su cui becchettavano alcuni piccioni. Il sole era già ben visibile nel cielo pallido, ma una nebbia tenue, salendo dall’acqua del fontanile, era ancora appesa ai rami di una quercia. Faceva freddo e l’aria aveva odore di muschio e di fanghiglia.
Passò una cornacchia gracchiando, subito seguita da altre tre. In lontananza abbaiare di cani e qualche sparo.
Seminascosta dagli alberi ingialliti si intravedeva una casa abbandonata dove la vite canadese, ormai rossa, la abbelliva con un tocco di color ruggine, inserendola nel paesaggio autunnale.
Come spesso mi capitava, sedevo sul muricciolo di mattoni guardando l’acqua scorrere, in attesa di vedere qualche scoiattolo scendere da un albero, tutto a scatti nella sua vita movimentata, perennemente alla ricerca di cibo per la scorta invernale.
Sussultai quando una voce mi chiese: “ha mica visto il mio cane?” Ruotai su me stessa e mi trovai di fronte a un cacciatore tutto tronfio con la sua ‘mise’ tipo ‘assaltatore dei marines’, doppietta in spalla, cartucciera a bandoliera, stivaloni in nouance con il color kaki del tessuto impermeabile per meglio mimetizzarsi nella ‘jungla’ di Corbetta (sic)! Un viso rosso paonazzo dal freddo o dall’eccitazione o da qualche grappino di troppo, non avrei saputo dire.
Mi prese un qualcosa che non potei definire esattamente: una sorta di incrocio fra la rabbia, l’impotenza, il disprezzo, il tutto incrociato con la comicità della situazione. La mia risposta suonò grottesca anche a me, come avesse parlato un’altra persona. Risposi: “Si, è appena passato di qui e aveva in bocca una testa umana che reggeva per i capelli…a pensarci bene –non fosse per i baffi- le somigliava molto”.
Mi alzai, gli voltai le spalle e me ne andai con calma senza voltarmi, nella certezza che, a chiunque l’avesse raccontato, nessuno gli avrebbe creduto.

Postato da: Gianluisa a 09:32 | link | commenti (6)

venerdì, 16 ottobre 2009
Viaggio fuori dal tempo

temporale1

Un vento vivace metteva a soqquadro il panorama. Pettinava i prati contropelo, rovesciava le foglie, increspava l’acqua del lago al contrario. Sulla riva opposta vi era nebbia fra la vegetazione da cui emergevano - azzurre e rosa- le dentellature delle montagne.
Mi sentivo immersa in un viaggio fuori dal tempo.
Ma poi, all’improvviso, il cielo si coprì. Come un branco di bufali impazziti, nuvole nere e viola arrivarono da tutti gli angoli dell’orizzonte. Capigliature crespe e deboli zampe di vapori scendevano sino a terra, trascinando con sé vortici di foglie gialle, nella foga loro imposta dal vento.
Troppo pesanti per continuare in questa corsa forsennata, scoppiarono in pioggia. Il paesaggio scomparve fatto a brandelli dalla furia dell’acquazzone e, in un istante, il mondo si liquefece.foglia morta

Postato da: Gianluisa a 14:10 | link | commenti (3)

sabato, 10 ottobre 2009
Piante "innamorate" - diario

piante soggiorno

Anni fa, in una delle molte soluzioni abitative in cui ci trovammo io e la mia famiglia, appesi al muro, in un angolo del soggiorno, una pianta ornamentale di pothus, a poca distanza da un tavolino su cui si trovava il televisore. In breve tempo, pur essendo ormai in inverno, la pianta prese a buttare germogli: e che germogli! Le foglie screziate a forma di cuore erano enormi e i tralci penduli si diressero, quasi subito, verso l’apparecchio televisivo sino ad avvolgerlo amorevolmente, tentando anche di coprire lo schermo. Mio marito, che non provava interesse alcuno per le piante in genere, ma le tollerava soltanto, mi chiese di intervenire prima che lo facesse lui con le forbici. Fissai allora dei chiodini nella parete sovrastante il televisore e legai i vari tralci, seguendo il loro ‘verso’, formando così una decorazione gradevole a vedersi.
I nostri figli –allora adolescenti- sogghignavano e dicevano “Questa pianta si è innamorata del televisore”.
Una decina d’anni fa, mio marito ed io – i figli ormai andati per la loro strada- ci trasferimmo in un altro appartamento molto più piccolo.
piante in casa
Con tutte le piante che avevo si creò una specie di bosco e, dato il poco spazio fui costretta ad appoggiare un vaso di pothus sul frigorifero che si trovava nel tinello –cucina.
Anche in questo caso i tralci “si innamorarono”, questa volta del frigorifero, tanto che stentavo ad aprire e chiudere lo sportello per l’abbondanza delle ramificazioni e le dimensioni delle foglie.
Altri chiodini, altra decorazione sulla parete, questa volta dietro lo schienale di un divano. Mio marito diceva che era colpa mia dato che chiacchieravo troppo con loro (sic)!
A questo punto osservai due cose: le piante non erano minimamente interessate a rivolgersi verso la luce naturale che entrava dalla finestra (come sarebbe stato logico), la seconda, fuil fatto che mi accorsi che il frigorifero vibrava, tanto che a sfiorare la parete su cui cercavano di aderire le foglie, si avvertiva elettricità statica.
Mi resi alfine conto che –com’era ovvio- non vi era alcuna spiegazione ‘sentimentale’ ma bensì, da parte delle piante, la ricerca di un benessere che le portava a propagarsi, aumentando la crescita in modo vigoroso, rafforzando così la specie.
Avevo quasi dimenticato la cosa quando, recentemente, nella mia nuova e, spero, ultima casa, ho appoggiato un vaso di pothus sul mobile libreria dove ho il PC.
Haimè! Un altro grande amore è sbocciato quasi immediatamente. Foglie enormi a forma di cuore verdi come raganelle stanno cercando di avvolgermi il computer e di raggiungere anche lo schermo.
pothus e PC
L’altra mattina, impugnando il mouse, ho avvertito un tocco lieve sulla mano e, pensando alla solita zanzara ritardataria, stavo già per fare sciack quando mi sono accorta che a farmi il solletico era un germoglio puntuto che presto sarebbe diventato una foglia verdissima ed enorme. “Ho capito” le ho detto, “ora esco, vado dal ferramenta e compro un po’ di chiodini per voi ragazze”.

Postato da: Gianluisa a 16:53 | link | commenti (7)